Le finestre rotte
Per ridurre la criminalità (direte voi ma cosa centra …. Abbiate pazienza) nel 1990 un tale dal nome William Bratton riceve un incarico dal sindaco di New York (il famoso Rudolph Giuliani) di gestire la sicurezza nella metropolitana della metropoli.
Per svolgere il suo incarico Bratton decide di ispirarsi alla teoria delle “finestre rotte” secondo cui, metaforicamente (ma non troppo), una finestra rotta dà l’impressione di assenza di regole ed invoglia i passanti a romperne altre innescando spirali vandaliche che poi portano al grande crimine.
Così questo misterioso figuro inizia una campagna, derisa da colleghi e politicotti vari, di repressione dei piccoli crimini e spedisce una buona parte di ispettori a pattugliare stazioni e convogli in cerca di viaggiatori che non hanno il biglietto. Incredibilmente calano i reati minori (esempio il Graffittaggio da parte dei vandali ed anche … l’abitudine di girare senza biglietti). Successivamente calano anche i reati + gravi come omicidi e stupri. (Fonte: Cacao Quotidiano)
Questa è per me la dimostrazione che riducendo la base dei comportamenti e/o avvenimenti che non danno luogo ad infortuni (ma quasi) molto facilmente calerà ciò che emerge al pubblico lubidrio e cioè l’infortunio stesso.
L’infortunio è conseguenza di una serie di mancanze sia fisiche che concettuali e, per me, soprattutto un probabile malumore psichico che può essere dettato da tante variabili personali (problemi famigliari, sessuali, comunicativi, …. Non dimentichiamo poi anche la sfiga!!!).
Sicuramente i primi (problemi fisici e concettuali) sono ben seguiti e prevenuti da ogni azienda (e non solo elettrica) che si rispetti mentre per gli altri l’affare si ingrossa perché sono difficilmente individuabili se non c’è la diretta collaborazione dell’interessato e se non c’è un buon rapporto con i collaboratori diretti.
Capisco che sia difficile come settore ma invito qualsiasi lavoratore a esprimere apertamente il proprio stato d’animo (qualora abbia qualche problema personale) ai suoi collaboratori in modo da confrontarsi apertamente; per me chiedere, per qualche periodo, un alleggerimento delle attività più rischiose (e ricordo che “la scossa” è molto rischiosa e subdola) è segno di attaccamento alla vita e all’azienda con cui si lavora che, vedrete…., ringrazierà.
Cosa ne pensate?
Saluti radiosi