Azione collettiva

Un bell’articolo su Repubblica mi dà il la per una bella serie di riflessioni di cui sono venuto a conoscenza nella specifica discussione sul blog di Grillo.

Effettivamente uno sciopero del genere si potrà sicuramente organizzare anche in Italia ma portare in tribunale il proprio datore di lavoro come gruppo (e quindi con più forza…) creando un’azione collettiva (Wikipedia da la miglior definizione sintetica che abbia trovato in giro) che in america è definita class action e che lì è possibile ed è a tutela principalmente dei consumatori; dicevo che in Italia purtroppo non è possibile.
In Italia, come al solito, occorre personalizzare quanto di buono c’è già in giro (non siamo notoriamente capaci di copiare bovinamente qualcosa di già fatto e funzionante) e così i nostri parlamentari stanno annacquando il senso della causa collettiva cercando di riconoscerne la possibilità solo alle Associazioni di Consumatori che aderiscono ad un organo dello stato italiano (il CNCU) . In poche parole un ministro decide quali associazioni possono aderire e quindi, conoscendo un pò come funziona la nostra politica che si intrufola dappertutto, potrà decidere in pratica della liceità o meno delle richieste e questo non mi sembra proprio il massimo!!!

In conclusione quindi occorre che ci facciamo sentire e che cerchiamo di inviare quanti più fax possibile (visto che si fatica a scaricare la carico anche localmente) e … sottoscriviamo la petizione on-line.

Penso che sui diritti di noi persone (che veniamo spesso considerati solo consumatori) dobbiamo avere ognuno una parte attiva!!!
La cosa più incredibile è che, scrivendo all’Onorevole Maran per fargli presente le mie preoccupazioni di cittadino …. lo stesso mi ha anche risposto.

Saluti radiosi

Leave a Reply