Inceneritore sì, termovalorizzatore no

Mi spiace per il gioco di parole ma è fondamentale iniziare a chiamare ogni cosa con il suo nome; termovalorizzatore è un termine non riconosciuto da nessuno in Europa e nemmeno traducibile pertanto è giusto chiamarlo con il suo nome che è “inceneritore con recupero energetico

Parlando con un politico locale la sera dell’ultimo Consiglio Comunale lo stesso mi diceva che non ha ancora ottenuto una spiegazione decente sul perché opporsi agli inceneritori; io non sono sicuramente esperto del settore ma mi piace pensare che quando vado a comprarmi le scarpe decido da solo se mi vanno o bene o meno e non ho bisogno di chi le ha fabbricate per capirlo pertanto cercherò di dare informazioni essenziali e, soprattutto, referenziate.

Lavoisier con la sua legge della conservazione della massa ci insegna praticamente che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma; pertanto questi sono i numeri che una ricercatrice di Modena (Prof.ssa Gatti) ed il marito (Dott. Montanari) dichiarano e sfiderei qualcuno dimostrare che loro sbagliano se non in qualche punto percentuale:
A Fronte di una tonnellata di rifiuti bruciati in inceneritore si ottiene quanto segue:

1 tonnellata di fumi; da 280 a 300 kg di ceneri solide; 30 kg di ceneri volanti; 650 kg di acqua sporca da depurare e 25 kg di gesso.

Come vedete il bilancio è negativo perché a fronte di 1 tonnellata che entra, in uscita si ha una mole quasi doppia e di componenti maggiormente dannosi di quelli in entrata; insomma inquinano molto di più!

La maggiorazione è dovuta al fatto che nell’incenerimento occorre aggiungere calce viva, tanta acqua ed ossigeno … altrimenti Lavoisier si rivolterebbe nella tomba!!!
Sarebbe come se io piantassi 1 fila di piselli di giorno e la notte, con il favore delle tenebre, quando dormo qualcuno venisse ad estirparmeli andando ad estirparne una fila anche nel terreno del vicino … un sistema che non si regge finchè non fermo l’estirpatore.

Ricordiamoci che noi siamo tutti “vicini” e che il raggio di ricaduta di un inceneritore è stimato in circa 30 km!!!!

Se poi si considera che i 300 kg di ceneri sono rifiuti speciali e come tali vanno trattati in apposite e specifiche discariche occorre chiarire definitivamente che è inutile raccontarci che con gli inceneritori non servono discariche per non dire poi che sembra che a volte le ceneri vadano a finire ai cementifici (quindi … nelle nostre case) oppure sulle nostre strade.

C’è il problema delle diossine e dei relativi effetti sulla catena alimentare e sull’uomo che non si possono sicuramente accantonare come fantasie.
Detto questo passiamo alle polveri presenti nei fumi dove, oltre ai PM 10 che oramai sono riconosciuti come dannosi, ma che in realtà sembra causino problemi che si fermano alle vie respiratorie (non per questo da sottovalutare) i problemi maggiori sono derivati dalle nano polveri da PM 2,5 fino PM 0,1 (provate a leggervi quì cosa imputano alle PM 2,5)
La nanopatologia è una patologia indotta proprio da queste nano e micro-particelle di tipo inorganico entrate nell’organismo per inalazione o per ingestione; le nanopatologie sono state scoperte nel 1999 da Antonietta Gatti dell’Università di Modena e Reggio Emilia tramite l’impiego di una tecnica di indagine con l’ausilio di un microscopio elettronico a scansione ambientale (scoperta fatta in università … w i nostri ricercatori!!!). Queste scoperte hanno permesso di trovare una spiegazione dell’insorgere di diverse malattie classificate come criptogeniche e, tra queste, le cosiddette Sindrome del Golfo e Sindrome dei Balcani.

Il termine nanopatologie è comunque controverso, in quanto l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha sospeso il giudizio sulla pericolosità delle particelle ultrafini in attesa di raccogliere ulteriori e più conclusive evidenze soprattutto di tipo epidemiologico.

La cosa che mi lascia più atterrito è che queste nanoparticelle entro 60 secondi finiscono nel sangue e, attraverso il sistema linfatico, in ogni organo umano e animale e non ci se ne libera più perché non biocompatibili; possono perfino penetrare il nucleo cellulare e modificarci geneticamente!!!

Tra le tante patologie ipotizzate spiccano alcune malattie del sangue come le trombosi, i tumori, nonché tutti gli stati patologici causati da concentrazione di elementi inquinanti nell’organismo.

Queste nanoparticelle sono sempre esistite, solitamente prodotte da vulcani mentre l’uomo ha reso più estese le fonti di emissione (procedimenti ad alta temperatura, industriali e non; impianti di riscaldamento; traffico automobilistico; inceneritori di rifiuti; fonderie Bombe all’uranio impoverito o al tungsteno).

Per questa volta mi fermo qui, prego chi non ha troppa voglia di leggere di provare a guardarsi qualche registrazione che tranquillamente si trova su arcoiris alla voce di Antonietta Gatti oppure Stefano Montanari, oppure nanopatologie. C’è anche un inquietante esempio di intromissione nella catena alimentare con rischio di estinzione dei pesci … e successiva desertificazione marina …. ma non solo!!!

Personalmente di una ricerca mi piace sapere chi la finanzia e/o da chi è pagato il ricercatore; della Prof.ssa Gatti e del Dott. Montanari mi fido prima di tutto perchè li ho sentiti parlare di persona conoscendoli anche, ed in più perchè anche io mi pregio di aver contribuito (seppur in minimissima parte) all’acquisto del microscopio elettronico.

Inoltre penso che difficilmente tanti farebbero ricerche del genere pubblicandone risultati che coinvolgono multinazionale e colossi del calibro di quelli elencati.
Spero che questa sintesi volutamente non approfondita (non ne avrei le capacità) serva da stimolo ad una ricerca approfondita e se qualcuno commenterà degli approfondimenti o delle richieste di chiarimento sarò lieto di mettere a disposizione le mie …. Scarpe :-)

Saluti radiosi

6 Responses to “Inceneritore sì, termovalorizzatore no”

  1. il Passatore

    Egregi Signori
    Condivido informazioni sacrosante , ma notando una grossa frenesia che sembra che con una raccolta a porta a porta si debba risolvere tutto vorrei aggiungere queste considerazioni , Se una famiglia che vive di stipendio dopo l’ici ,le tasse ,l’acqua ,il Gas di cui siamo massacrati dalle amministrazioni , e paga anche circa 400 euro all’anno solo per gli smaltimenti dei rifiuti al proprio comune non credete che sia gia un grosso sacrificio visto che gia si sente ventilare che ci saranno degli altri aumenti ?
    Stanno proponendo alla gente soluzioni sempre più complicate e costose , ogni anno ce’ una nuova idea sempre piu perversa come quella del momento il “ porta a porta “ ma vi rendete conto che la gente non me puo’ piu’ ? ( non ci sara’ mica qualcuno che ha interessi particolari a vendere dei cassonetti o di dare appalti alle solite cooperative di produzione lavoro soprattutto portatrici di Voti ai politici e tutto a spese dei cittadini ignari ? )
    Certamente e’ necessario un po di correttezza e fare capire che la cultura di una raccolta differenziata facilita lo smaltimento , ma non lo risolvera’ mai , perche’ la spazzatura e’ troppa e la popolazione e’ tanta !!
    Una brava e ben pagata amministrazione comunale come suo principale obbiettivo verso il cittadino deve ricercare soluzioni convenienti e pratiche , cercando di calare i costi e innalzare i servizi e non trovare manovre per carpire soldi alla gente , che gia fa fatica ad arrivare a fine mese .
    Una capace amministrazione se si documentasse dovrebbe sapere che il problema dello smaltimento dei rifiuti non lo si risolve con una raccolta a “porta a porta “ , ma con una veloce raccolta con camion automatizzati, possibilmente fatta di notte come in tanti paesi per non intralciare il traffico e portando in un area di discarica il materiale, attrezzata di un SERIO impianto di selezione e di compostaggio che in tutto il mondo funzionano da anni eliminando la spazzatura di milioni di persone , evitando le discariche permanenti e limitare l’invio del materiale agli inceneritori ( ora termovalorizzatori ) che uccidono la gente di cancro e intossicano la gente . SOLO COSI SI RISOLVE IL PROBLEMA RIDUCENDO I COSTI e non mandare la nostra spazzatura all’estero !!!
    Bisogna capire quali interessi ci siano dietro a queste politiche poco chiare che ti vogliono fare vedere cose per raggiungere altri obbiettivi . A meno che non si vada a rompere degli equilibri e interessi poco chiari di qualcuno !??
    Signori meditate , bisogna vigilare e capire , perche’ cosi non si puo piu’ andare avanti !
    Saluti radiosi !!

  2. alessandro

    Scusate se non sono della stessa opinione.

    il dott. Montanari (sarebbe bello poter trovare il curriculum scientifico) può non avere interessi (ma la sua non è una società di consulenza, anzi “azienda di consulenze scientifiche nei settori della medicina, dell’industria e dell’ecologia”?) ma non è detto abbia ragione su tutto.

    Sicuramente sa moltissimo più di me (ma forse non di tutto il mondo) sui tessuti ma sa meno sul ciclo di funzionamento degli inceneritori.
    dire che “Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una
    tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280
    a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è
    enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso.” è INCOMPRENSIBILE.

    Provo a semplificare:
    - il rifiuto viene introdotto in una camera di combustione,
    - in essa sopra i fumi caldi salgono ed escono,
    - in basso le ceneri pesanti (come in un camino) cadono.

    La combustione è finita.

    Abbiamo due problemi:
    - ceneri sotto
    - fumi sopra

    Le ceneri contengono inquinanti, elementi incombusti, inerti, varie “schifezze”.
    I fumi contengono inquinanti, eventualmente diossine, particelle e polveri di varia dimensione etc.

    entrambi sono caldi, i secondi molto di più.

    Per distruggere le diossine e molti inquinanti (naturalmente non tutti) si passano i fumi in un postcombustore a oltre 1.000 gradi per alcuni secondi.

    Qui entra in gioco l’acqua una prima volta (ce ne sarà una seconda più problematica); si una un sistema semplicissimo per far cedere il calore dal fumo all’acqua trasformandola in vapore surriscaldato. Si passa in una serpentina senza metterli in contatto diretto.
    Questo vapore va ad una turbina e fa energia elettrica (certo, meno del contenuto ebergetico del calore e meno dell’energia -ma come calcolarla?- necessaria a produrre il bene originario. Ma lo abbiamo buttato, è sempre più dello zero che si ha in discarica ed è meno volume).

    I fumi a questo punto sono meno caldi ma sono ugualmente carichi di inquinanti residui.

    Si passa quindi alla batteria dei filtri che in vari modi trattengono quello che possono (diciamo più della metà).

    Torna l’acqua per lavare i filtri ogni un tot di tempo.
    Quest’acqua e sporca e va depurata. Quindi fanghi da smaltire.

    I fumi quasi freddi dopo i filtri vanno in atmosfera passando per centraline di monitoraggio “multiparametriche” in continuo.
    Passano in un “camino” che ha la funzione di consentirne la diluizione in un’ampia area (per questo gli impatti sono sempre così ampi) al fine di arrivare sotto la soglia di tossicità (certo a meno il professor montanari ci dica che anche una sola nanoparticella è tossica, ma allora “scappare dalle città”).

    Alla fine di tutto abbiamo ancora cenere pesante, leggera, fanghi essiccati.

    Dove è finita la calce viva? Nell’eventuale impianto di “inertizzazione” delle ceneri che serve per ridurne la pericolosità al fine di poterlo smaltire in una discarica di classe meno costosa (tecnicamente: ex2B anzichè ex 2C).

    Al di là del calcolo che vorrei capire è il “gesso” che mi lascia perplesso.

    Comunque diciamo che il problema non è questo. Se non vi arrabbiate troppo mi sembra, in effetti, che il professore sia piuttosto leggero nella descrizione del ciclo di funzionamento impiantistico dei vituperati inceritori ma, soprattutto, assolutamente evasivo sulla decisione questione del “che fare”.

    Secondo come la vedo io distruggere soluzioni esistenti senza averne alcuna è un esercizio problematico. Il professore sembra non porsi il problema dato dal fatto che la mancata gestione dei rifiuti (urbani e speciali, pericolosi e non) certamente -e senza bisogno di ricerche di avanguardia- fa malissimo alla salute di tutti e distrugge le nostre economie (basterebbe fare mente locale al probabile danno di lungo periodo quantificabile in miliardi di euro dato dalla crisi rifiuti alla regione campania ed in misura minore al sud).

    Nel sito di Montanari (dove giustamente dice che le sue afferrmazioni vanno riportate correttamente) si legge “… Il problema dell’inceneritore è di non avere alcun tipo di utilità e di rendere i rifiuti incomparabilmente più tossici dopo il trattamento di combustione.”

    ORA.
    che significa, ESATTAMENTE, “non avere alcun tipo di utilità”? i rifiuti (penso si parli di questi) vengono prodotti da tutti noi perchè tutta la nostra società (struttura produttiva, sociale, economica, stili di vita, aspettative personali, estetica etc.) è diretta all’uso di cose “nuove”, “pulite”, “belle”, talvolta tali da darci “status” (come il bell’impermeabile che qualche volta si vede sulle spalle del professore). Quando si rompono (o consumano) noi non le “portiamo avanti”; le buttiamo.
    Potremmo fare altrimenti.

    Ma DAVVERO? Quanti dei vostri amici, parenti, figli, padri, lavorano in un settore che sarebbe “tagliato”? In una società preindustriale (una altro-industriale per ora non la conosciamo, ma forse la fantasia potrebbe aiutarci; solo, attenzione, anche io ho letto da giovane Lenin, Trotsky, Marx, Kautsky, etc.; a volte le utopie rivelano punti deboli non pensati) quanti uomini possono vivere sulla terra (700-800 milioni?) e gli altri? Li ammazziamo? e poi CHI sono gli “altri”? Cominciamo dai cinesi o dagli arabi? (dai secondi abbiamo già cominciato).

    Scusatemi, divago e vado fuori tema.

    Diciamo che li buttiamo. Auspico che almeno una volta si vada dal sarto, ma alla fine …

    Va bene, qui inizia il problema.
    Il nostro bell’impermeabile va in un cassonetto (o qualcuno accende il motore di un camion, sale le scale di casa o -orrore- prende l’ascensore, e ce lo ritira e lo mette in un mucchio omogeneo).

    Nella prima ipotesi (raccolta indifferenziata) un camion molto grande (30 t) lo porta a, diciamo, 70-100 km ad una “destinazione finale”. POI VEDIAMO QUALE.

    Nel secondo (raccolta differenziata monomateriale “porta a porta”) va ad un centro di prima selezione (diciamo 100 km?). qui in uno stabilimento industriale vero e proprio viene vagliato, per qualità, da operai che lo inviano a destinazioni che possono essere:
    - il tessile toscano (tappetini, feltri, …)
    - il CDR (insieme a gomme e plastica e carta proveniente da altre RD)
    - la Cina
    - la Destinazione finale

    Nel primo e terzo caso i materiali percorrono (camion e autista) centinaia o migliaia di chilometri per trovare infine “nuova vita” (dice il CONAI).

    Naturalmente tutto ciò costa e lo paghiamo tutti (cd. “contributo CONAI”).

    Nel secondo e quarto di nuovo il nostro camion (sono i trasportatori che guadagnano di più da tutto il circo), normalmente, fa meno di cento chilometri ma i materiali vanno alla fine della loro “vita”. Qui incontrano il primo flusso e si ricongiungono con il “fratellino” sfortunato.
    Due conti: il flusso “indifferenziato” ha fatto 70 km, la frazione residuale di quello “differenziato” (ca. 40%) ne ha fatti 200.

    Allora. abbiamo questi materiali, mischiati, sporchi, puzzolenti, in parte biodegradabili e quindi emananti composti complessi in atmosfera e liquami nel terreno (se lasciati a se stessi) in parte capaci di fare polveri (certo non molto sottili ma con metalli pesanti, banali ma magari non molto salubri).
    Questi li abbiamo ogni giorno. Ognuno di noi ne “fa” 5 kg a persona al giorno (certo in media).

    Qui la cosa si fa articolata.
    - Possiamo “seppellirli”.
    - possiamo “inertizzarli” (trattamenti a freddo).
    - possiamo “digerirli” (solo la parte organica).
    - possiamo “bruciarli” (in decine di modi diversi).

    Il primo sistema è il più semplice, economico per noi, mostruosamente redditivo per il gestore. Ma resta tutto per sempre sul posto.

    Il secondo aumenta di 1/3 9 1/2 il volume (è la calce che il professore attribuisce agli inceneritori ma è la tecnica per rendere inerte), poi, però, gli inquinanti sono ostacolati nel loro percorso verso di noi e quindi sono meno pericolosi.

    Il terzo è il compostaggio (digestione aerobica) o la produzione di biogas (anaerobica). organismi naturali degradano la massa organica e la stabilizzano. Qui va tutto bene fino a che non ci sono inquinanti non organici, PECCATO CHE ….

    Il Quarto modo è il fuoco (anche il gassificatore è fuoco, la torcia al plasma no, ma per ora il meccanismo è simile) che trasforma con un processo semplice in condizioni di controllo la massa solida in cenere primaria (pesante), gas e cenere leggera (di pulizia dei fumi). la prima 15, 20%, secondo il tenore di inerti, la terza 8 % il gas tanto.
    Nulla si crea o distrugge, ma qualcosa si concentra e qualcosa si libera. Ciò che si concentra sono gli inquinanti (nelle polveri leggere soprattutto) ciò che si libera è ovviamente il calore, cioè l’energia.

    SCEGLIERE PREGO.

    Alternativa. sacchetti sotto casa. SE VOLETE…

  3. Romeo Giunchi

    Miseria Alessandro … un esperto in materia che vedo che addirittura lavora proprio in questo settore … internet che ti ha permesso di arrivare a questa discussione non finirà mai di stupirmi

    Io non sono troppo del settore ma mi piace applicare il buon senso ed ora provo ad esprimermi; visto che la prima parte hai detto anche tu non è il problema principale e forse è meglio rivolgersi proprio al dott. Montanari ed a sua moglie per i chiarimenti … loro sono il fiore all’occhiello dell’Italia nel Mondo per la ricerca e se hanno girato tutto il mondo per spiegare le proprie scoperte forse … qualche titolo dovrebbero comunque averlo per quanto dicono … comunque andiamo direttamente alla seconda parte:

    Che utilità hanno gli inceneritori quando tu stesso riconosci diversi sistemi alternativi al residuo di una raccolta differenziata porta a porta?
    Analizziamone uno ad esempio che, per comodità mia, copio/incollo dal blog di Jacopo Fo:

    trattamento meccanico biologico, TMB, dove i residui organici vengono inertizzati, accelerando meccanicamente i processi biologici di fermentazione aerobica che avverrebbero naturalmente in tempi più lunghi, e si recuperano con sistemi meccanici ulteriori frazioni di metalli ferrosi e non ferrosi, inerti, carta, plastica, legno. L’impatto ambientale di questo processo è minimo, i costi di investimento molto inferiori a quelli di discariche e inceneritori, la vendita dei materiali recuperati copre i costi di gestione e consente di ottenere utili che, trattandosi di un servizio pubblico, possono tradursi in una riduzione delle tariffe, come è già accaduto nei comuni più virtuosi.

    E quì torno io … prova a quantificarmi i rifiuti non organici prodotti in Italia e dimmi se in Sicilia per te necessitano effettivamente gli inceneritori che Cuffaro e soci hanno programmato di costruire (non parlo di quelli nella regione dove vivo perché altrimenti potrei anche alterarmi) per risolvere il problema dei rifiuti non organici che avanzavano.

    Veniamo adesso invece all’impermeabile che simpaticamente hai proposto; io sono andato una giornata a raccogliere le “risorse” che il cittadino scarta assieme ai ragazzi di Mani Tese (volendo puoi leggerti il resoconto http://www.ingasati.net/2007/07/02/ricordate-il-giretto-con-i-camioncini-di-mani-tesi-in-quel-di-faenza/) non è assolutamente un impermeabile rattoppato ma un abito praticamente nuovo il più delle volte tant’è che nei mercatini che poi Mani tese organizza riesce a vendere bene o male il 60% circa di quanto ritirato mentre il resto prende la via degli stracciaioli (andando a finire in Africa dove, ti assicuro perchè ho visto diversi quartieri di qualche città) con l’impermeabile rattoppato riuscirebbero a ricavare abiti per tutta una famiglia.

    Quì caro Alessandro non si tratta di tagliare posti di lavoro ma di ridisegnarne la Società cercando di “avvicinare” la fabbrica in cui recuperare il residuo … quanta manodopera si farebbe? compenserebbe quella persa? Chi lo sà, è un’altra società che però non è votata alla perenne crescita (come se le risorse della terra lo potessero permettere in eterno….).
    Se per i miei due figli dovessi scegliere un bel posticino da Co. Pro in una mensa o in un Ipermercato opterei sicuramente per un bel lavoro nei campi che permetta di rifornire di generi alimentari i bambini della scuola cittadina … anche quì Meldola sta faticosamente andando in questa direzione (consiglio la lettura di questo http://www.meldolesi.net/2007/06/10/resoconto-del-comitato-mensa-del-07062007/)

    Poi non si deve necessariamente pensare che qualcuno debba venire a ritiriarci i rifiuti a casa ma anche che, diventando una risorsa, siamo noi che siamo opportunamente stimolati a portarli indietro (vedi esempio della Finlandia …http://www.meldolesi.net/2007/08/17/e-la-finlandia-un-contributo-da-corinna/)

    Circa poi i chilogrammi di rifiuti che tu dici che produciamo volevo farti presente che non tutte le famiglie sono messe così e a me onestamente dispiace pagare la stessa quota di quanto paga chi se ne frega e il suo impermeabile lo vuol vedere incenerito o di chi prova un gusto infinito a bersi un’acqua che è stata per mesi in una bella bottiglia di plastica … con il porta a porta forse ci si potrebbe maggiormente avvicinare alla tariffa puntuale … che ne dici?

    Questi passaggi sono graduali ma, a mio modo di vedere inevitabili perchè dettati unicamente dal buon senso perchè se è vero che fino all’era recente praticamente non esistevano discariche e tutto proveniva dalla natura e tornava alla stessa senza inquinare, se è vero che la temperatura della terra si sta alzando (a meno tu non sia convinto che queste sono tutte fandonie… a questo punto non saprei che altro dire) allora dovremo prima o poi fare i conti con il nostro tenore di vita o meglio, con il nostro tenore di consumi (pensa solo a quanto inquina un vasetto di yogurt che, in fondo, è latte e fermenti lattici e farselo a casa costa anche economicamente molto meno…

    Insomma io spero di averti fatto capire che la mia scelta l’ho fatta, ho scelto il buon senso e l’esempio pratico, proprio come il titolo di questo mio vecchio blog … spero che le tante parole scritte non sortiranno effetti contrari e gli esempi (seppur banali) possano trascinare anche te in una scelta ponderata.

    AL Passatore penso di aver elencato e spiegato il mio pensiero anche se, visto quanto paga di tassa sui rifiuti, penso che non vive poi in condizioni così proibitive (se paga ancora in base ai metri quadri ed al numero di componenti il nucleo famigliari come faccio io). Anche lui mi pare concorde sul “compostaggio” ma eviterei, personalmente, di pensare che la soluzione la debba trovare un’Amministrazione pubblica, per quanto ben pagata … ognuno di noi deve fare la sua parte anche a costo di fatica e controllare che non abbia a verificarsi proprio quanto il Passatore paventa (mazzette e tangenti) che, dubito, non siano troppo da meno sugli inceneritori.

    Nel massimo rispetto di entrambi e ringraziandovi di cuore per il bel confronto ed invitandovi a rimanere fissi sul blog che ora seguo con costanza … http://www.meldolesi.net/

    Saluti radiosi

  4. alessandro

    Romeo, complimenti, proprio un bell’intervento.
    proverò a rispondere in modo più sereno, il tono e la qualità del tuo intervento lo merita. Scusami ma, sinceramente, non credo che il dott. Montanari sia altrettanto in buona fede e sincero (riassumo telegraficamente: non è professore, è farmacista, ha una società che per legittimo lucro vende analisi che farebbe solo lui nel mondo, non trovo impatto significativo ai quattro articoli che ha scritto con la moglie, ha brevettato un marchio per qualificare i tpodotti di largo consumo come particel-free).

    Invece, ti devo dire che rispetto ed ammiro le tue scelte. Sicuramente in una società più equilibrata, meno sprecona e più organizzata molti rifiuti potrebbero essere gestiti in modo più semplice.
    Secondo me resterebbe sempre uno spazio per tecnologie aggressive di distruzione del rifiuto (termiche o chimiche) ma per una frazione notevolmente inferiore. Naturalmente bisogna considerare che quasi la metà dei rifiuti prodotti non è urbana ma industriale e di questi (anche considerando che in tale direzione gli spazi di ottimizzazione sono anche superiori) una parte è così critica che bisogna termodistruggerla (tra l’altro per legge).

    Ciò considerato i sistemi termici potrebbero essere dimensionati per alcuni punti percentuali.

    Purtroppo il problema è che i rifiuti li produciamo ogni giorno e in attesa che le cose migliorino e la società diventi più attenta bisogna avere dei sistemi. La discarica, è opinione di quasi tutti, è peggio di qualsiasi sistema alternativo.

    Andando più in ordine:
    il trattamento meccanico biologico non lo conosco. dalla descrizione sembrerebbe un compostaggio con rivoltaggio automatico dei cumuli previa selezione meccanica. Se è così potrebbe assomigliare al vitupertato processo di produzione di CDR in campania.
    Al di là del caso di evidente emanifesto insuccesso, in generale la mia opinione sul compostaggio è che se viene dal rifiuto urbano non funziona da nessuna parte in Italia. Nel senso che il “compost” è sempre “fuori specifica” e di fatto va in discarica (quando non succede talvolta sono i gestori che vanno in galera).

    il compostaggio ha bisogno di un ametria di ingresso molto buona. Allora è un ottimo processo: semplice, naturale, efficace.

    Credo che la Sicilia esageri.

    Naturalmente molti “stracci” non sono tali e potrebero essere recuperati. Visto che per un imprenditore che lo voleva fare ho fatto una volta uno studio devo dire che, purtroppo, le cose non vanno così bene.

    Naturalmente la tariffa (TARSU) dovrebbe sostituire la tassa a mq. oltre ad essere un obbligo sarebbe anche questione di civiltà. facendolo, inoltre, si porrebbero le basi per stimolare i cittadini a ridurre la produzione di rifiuti, e di separare quelli che fanno. Tutto ciò va fatto. L’unico punto è che anche facendolo avremo sempre i rifiuti. è così in tutta Europa. Malgrado il miglioramento delle politiche i rifiuti aumentano sempre.
    Certo la nostra UE contribuisce (sarà la lobbies degli imballaggi? Lo sai che controlla anche il CONAI? Il Consorzio per la RD è proprietà delle ditte che producono gli imballaggi e solo in minoranza di quelle che li recuperano e riciclano).

    Penso anche io che il clima cambi. E che è colpa nostra. Dovremmo usare meno la macchina (io pochissimo), poi controllare meglio le nostre industrie, quindi usare il meno possibile gas e carbone o olio pesante per fare energia (ma anche nelle nostre case, non solo nelle centrali che almeno hanno i filtri). E’ una dura battaglia.

    saluti
    alessandro

    PS. se vuoi ho qualche appunto su http://www.impattoambientale.it

  5. Romeo

    Grazie Alessandro della tua pacatezza,

    Per l’TMB ti suggerisco questa registrazione tratta da arcoiris:
    http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=trattamento+meccanico+biologico&tipo=testo

    Le industrie non fanno altro che quello che gli viene richiesto, se scegliamo e premiamo prodttori che non mettono imballaggi inutili vedrai che si adegueranno; se gli facciamo pagare in base a quanta immondizia a loro volta producono e fanno produrre vedrai che si adegueranno anche + in fretta :-)

    Poi se proprio vuoi accendere dei fuochi c’è un processo per il quale, sentii in uno spettacolo di Grillo un ingegnere che lo illustrava, praticamente si riproduce il processo di un vulcano portando a temperature incredibili i rifiuti per ricavare una sorta di ceneri cristalizzate.
    QUesto processo richiede energia ma quasi nessuna emissione in atmosfera … sarebbe bello approfondire questo concetto ma non ricordo bene come lo avevano chiamato … ma forse tu che sei del settore…

    Comunque è importante che tutti facciamo la nostra parte, aiutami anche tu :-)

    Saluti radiosi

  6. alessandro

    Romeo,
    Sono pienamente d’accordo sulla necessità di agire con le leve che tu indichi sulle industrie per obbligarle economicamente a produrre meno imballaggi, più riciclabili (es non poliaccoppiati come le buste per il caffè che possono andare solo in discarica) ed a impegnarsi per l’attivazione della logistica inversa. Purtroppo torniamo al concetto della lobbies europea (es. la proibizione, motivata con nobili ragioni igieniche, a distribuire lo zuccero nei bar tramite il banale cucchiaino o quella campana che c’era una volta ma a distribuirlo nelle bustine monouso aumenta a dismisura il consumo di zuccero e produce rifiuti da imballaggio in enorme quantità).

    Credo che il processo che tu indichi è la “torcia al plasma” o un’altra variante ad alta energia (sostanzialmente il rifiuti passa un una zona ad altissima temperatura, tra i 6.000 ed i 19.000 gradi, generata da un arco voltaico -come nelle lampadine ad incandescenza- contenuto da una camicia di plasma -come negli accelleratori di particelle-); l’idea è interessante, le emissioni (quasi) nulle, il residuo è vetrificato o ceramizzato e quindi effettivamente riutilizzabile.
    Alcuni problemi:
    - l’esimio prof. Montanari accusa proprio tali impianti quando dice che più sale la temperatura peggio è per le nanoparticelle (come sai io credo esageri, tra l’altro vivo a Napoli dove nel 1944 la città è stata coperta da un metro di cenere vulcanica, la più pericolosa, e ci sono ancora unltrasessantenni vivi);
    - non sono ancora “stato dell’arte” per i rifiuti e sembrano veramente molto costosi in termini di costo di esercizio.

    Comunque io guardo con interesse a tale opzione, (cfr. http://www.gestionerifiuti.info/nuove_tecnologie.htm) sia nella variante inglese sia in quella americana.

    cordiali saluti

    alessandro

Leave a Reply


Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.5 License.